QUELLI DELL'HAT-TRICK
IERI, OGGI E SEMPRE…FORZA NAPOLI !

GENOA-NAPOLI 4-1 NOTTE DI RABBIA

Le vacche magre passano da Palermo a Genova, dai proclami della vigilia alle cronache del giorno dopo. Niente di drammatico, ma un minimo d’allarme sì: questo campionato s’annuncia così, non perdona nulla, conviene svegliarsi e darsi una regolata. A pensarci un po’, e qualcuno non ha mancato di ricordarlo, qualche mancanza nel gioco del Napoli si era già notata con il Livorno, prima della sosta. Abbastanza logico pagare dazio con i rossoblù, che sono più forti di tante squadre di serie A. Se la compagine azzurra, in partite nelle quali l’avversario s’annuncia spericolato, non è accompagnata dalla praticità, dalla corsa, dalla grinta, diventa abbordabile.

the-solons-2

Tanto più se i suoi solisti non indovinano un acuto. Anche la decisione di Donadoni (fuori dall’undici-base Lavezzi e Gargano per scelta tecnica) ha lasciato perplessi ma il quadro complessivo era già opaco e piatto di suo. Senza mediani veri gli azzurri non sembrano in grado di offrire più del pressing e di un’onesta copertura. Peccato, una vittoria ieri notte avrebbe significato il superamento dell’incerto momento ma soprattutto avrebbe garantito un periodo relativamente tranquillo, con una serie di punti a venire, probabilmente, già in tasca. La faccenda è rimandata, ma di qui in poi forse bisognerà ricorrere in misura più parsimoniosa al turnover. Il ricambio attiene all’utilizzo della rosa e dunque non è privo di logica: però può capitare che il migliore è quello che non gioca. Ora si dirà che il Napoli è andato a sbattere contro un muro. Ebbene, per non sbattere contro i muri bisogna aggirarli, e per aggirarli bisogna disporre d’un buon gioco sulle fasce. Quello che legittima a parlare di vacche magre (3 punti su 9) è l’incapacità di penetrare attraverso le corsie esterne. Mentre le avversarie si dispiegano meglio, occupano il campo, offrono maggiori possibilità di apertura ai portatori di palla, il Napoli mostra proprio lungo le linee laterali l’impotenza maggiore. Si criticherà Donadoni per il solito 3-5-2 ma le sconfitte non sono figlie dell’assetto, semmai dei giocatori-chiave. Al di là della sfortuna e delle colpe i napoletani hanno pagato tre circostanze: la solitudine di Quagliarella, che andava assistito da un centrocampista a turno; la scarsa propensione al palleggio fitto (persino Cigarini, che è tutto dire, è andato in confusione); e le prestazioni di bassissimo livello dei due esterni, Maggio e Aronica. Ultimo rilievo, non meno importante, una partita sottosopra, dove il «bello» s’è confuso con l’inverosimile: tanto da trasformare i novanta minuti di Genoa-Napoli in un pastrocchio con rigori inventati e aggressioni impunite. È successo e succederà ancora, quando c’è di mezzo la formazione azzurra. Ormai gli elenchi degli statistici tracimano di episodi negativi e abbondano di avversari bulletti (vero Sculli?).

«Bella batosta». Donadoni ha lo sguardo basso quando si presenta davanti a telecamere e taccuini. «Bella batosta sulla quale dovremo ragionare per capire quali sono i nostri limiti. Commettiamo ingenuità, il Napoli dovrebbe avere quel pizzico di cinismo e di cattiveria che servono per chiudere le partite». Due trasferte, due sconfitte, sei gol subiti, anche con recriminazioni verso l’arbitro. Su Tagliavento e l’episodio del rigore, inesistente, concesso alla fine del primo tempo il tecnico dice: «Sul primo rigore del Genoa l’arbitro ha invertito la decisione: eravamo in vantaggio di un gol e con un uomo in più, e questo ci rode. Ma non vogliamo accusare l’arbitro, abbiamo perso per nostro demerito: ora testa bassa e lavorare. L’episodio non potevo valutarlo dalla mia posizione: è un fatto fine a se stesso che indubbiamente ci ha penalizzato, e parecchio, perché abbiamo cominciato il secondo tempo con un’ansia particolare visto che non eravamo più in vantaggio. Io penso alla partita, a una sconfitta che mi rode, soprattutto per i ragazzi. Questa è un’occasione che avremmo potuto sfruttare meglio: dopo 48′ ci trovavamo in una situazione perfetta…. Dobbiamo lavorare su questo e non sul discorso degli arbitri». De Laurentiis, al rientro dagli Stati Uniti, chiederà al tecnico, assunto sei mesi fa al posto di Reja, e al dg Marino cosa non va. Ko durissimo e c’è l’ombra dell’esclusione di due titolari, Lavezzi e Gargano, lasciati in panchina fino al 2-1 del Genoa. Donadoni stava per far entrare Rinaudo, un difensore, però quando i rossoblù hanno raddoppiato ha schierato i due sudamericani. «Perché non sono partiti titolari? La riposta potete darvela da soli: si sa che questi ragazzi sono stati lontani per due settimane, hanno giocato partite con le loro nazionali, hanno fatto lunghi e stancanti viaggi. Io alleno una rosa di venticinque giocatori che si sono preparati con professionalità durante la sosta e meritano di essere rispettati. Fino al secondo gol ci siamo comportati bene. Avremmo dovuto sfruttare meglio la superiorità numerica, però. Sul 2-1 ci siamo complicati la vita, peccato», sospira Donadoni. Erano emerse ingenuità anche in occasione dei tre gol incassati tra Palermo e Livorno. Si sono riproposte ieri. Un limite caratteriale del Napoli? «Dovremo trovare la forza di superare psicologicamente questo momento. Bisogna crescere in tutti i sensi. Soprattutto non possiamo commettere certi errori, come quello in occasione del gol di Mesto, altra azione avviata da un rilancio del portiere». Notte insonne per gli azzurri, da oggi si torna al lavoro per preparare il delicato anticipo di sabato: arriva al San Paolo l’Udinese, la squadra del capocannoniere Di Natale. È già un esame verità per gli azzurri e Donadoni, che aveva accarezzato l’idea del grande colpo esterno, fallito per l’ennesima volta dal Napoli, a undici mesi dall’ultima vittoria sul campo della Lazio. «Mi dispiace, soprattutto per i giocatori. Fino al termine del primo tempo non c’era niente da dire a nessuno di loro. Incassata la seconda rete, ci siamo disuniti e abbiamo commesso ingenuità pagate a caro prezzo». I tremila tifosi napoletani hanno lasciato Marassi delusi e preoccupati, qualcuno ha colpito con pugni la vetrata alle spalle della panchina di Donadoni: «Vattene». Parole di rabbia.

HE10_628

Tremila e forse più. Presenti non solo nel settore ospiti alla destra della tribuna stampa, ma anche nelle curve. Tanti napoletani a Marassi, in virtù dell’amicizia quasi trentennale tra le due tifoserie e del via libera dato del Viminale. Per Genoa-Napoli sono arrivati anche tre tifosi da Siviglia: Saverio Barone, Giuliano Amoruso e Francesco Basso hanno conosciuto De Sanctis nelle sale del ristorante «Vesuvio», frequentato dal portiere quando giocava in Spagna. Dalla curva Nord, il cuore del tifo genoano, è partito il coro «Napoli Napoli» quando le squadre sono entrate in campo. Alla lettura delle formazioni, però, da quel settore fischi a tre azzurri: gli ex sampdoriani Campagnaro, Quagliarella e Maggio. Il clima di festa si è dissolto nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo quando l’arbitro Tagliavento ha espulso Criscito, il napoletano del Genoa, per fallo su Maggio e quando Campagnaro è stato ammonito dopo lo scontro con Amelia. Momenti di forte tensione in campo, con un corpo a corpo tra il difensore argentino e Sculli, trattenuto da Cannavaro e Contini. Insulti dalla Nord all’ex doriano più temuto: «Quagliarella figlio di…». Proteste e fischi sarebbero stati coperti dall’urlo dei tremila al gol di Hamsik, prima che l’errore di Tagliavento riaprisse la partita.

LE PAGELLE

TAGLIAVENTO

DE SANCTIS 5 Prende un gol da lontano e ritarda l’uscita quando Sculli rubacchia il rigore a fine primo tempo. Si rifà con un paio di ottime parate ma non basta.

CAMPAGNARO 4,5 Si fa irretire dai fischi dei tifosi, perde presto la serenità, cerca la rissa e finisce con il farsi buttare fuori. Colpa ancora più grave non avere buttato via il pallone a fine primo tempo quando il Genoa trova il pari.

CANNAVARO 6 Rimedia a parecchi errori dei colleghi di reparto. Provvidenziali un paio di sue chiusure. Però non riesce a evitare il cartellino giallo.

CONTINI 5,5 Nel primo tempo gode della buona guardia di Aronica a sinistra. Nel secondo commette qualche errore. L’ultimo nel finale su Palacio. Gioca pure duro e rischia molto.

MAGGIO 5 Gioca pochi palloni e quando gli riesce di arrivare a fondo campo o quasi la qualità del suo cross lascia a desiderare. Sbadato in area di rigore manca anche qualche occasione buona.

PAZIENZA 5 S’oppone a Zapater ma con poca fortuna. Là in mezzo, infatti, il duello lo vince il rossoblù. Fa quello che può. Ma non è molto.

CIGARINI 5 Nonostante la bella differenza d’età, Milanetto lo sovrasta nella corsa, nella rapidità, nella regia che assicura alla sua squadra. Se non si dà una mossa rischia il posto. (13′ st Gargano sv Occorre rapidità, dinamismo e recupero di palla in mezzo al campo e Donadoni crede di potere rimediare con l’uruguaiano. Ma il Napoli già non ragiona più e non succede nulla).

HAMSIK 6 Ha qualità e per questo sopravanza gli altri di una spanna e più. Poco assistito, fa quello che può. Eleganti i suoi scambi, i suoi duetti. Quello con Quagliarella lo porta al terzo gol in tre partite. Ed è anche un gran bel gol. Illusorio ma bello.

ARONICA 5,5 Nel primo tempo incatena Mesto. Buona partita ma la macchia nel finale quando commette fallo da rigore e si fa buttare fuori.

QUAGLIARELLA 5 Prova un’acrobazia, un paio di tiri da lontano, ma un Quaglia così mal assortito col resto della squadra al Napoli non serve. Donadoni non riesce a mettere la squadra al suo servizio.

PIA’ 5 In avvio è rapido, fa molto movimento e si mangia pure un gol. Poi rallenta, quasi scompare e da un suo errore nasce anche una pericolosa ripartenza. (13′ st Lavezzi sv Fosse stato in camnpo dall’inizio sarebbe stato meglio. Impensierisce la difesa rossoblù, arriva anche al tiro ma Amelia rischia poco).

DONADONI 4,5 Perdente la sua idea di stravolgere in avvio la formazione. Non presenta la migliore formazione e alla fine questo diventa un grave errore. Ma più grave è non avere trovato ancora un gioco che esalti le qaulità di Lavezzi e Quagliarella. Per questo alla fine il tifo azzurro l’ha anche contestato.

L’ARBITRO 4 Sul piano disciplinare non governa la partita. Sono da leggere così i tre gialli e i tre rossi. Cade nella trappola di Sculli e concede al Genoa un rigore che non c’è. Scontenta tutti ma soprattutto il regolamento.


Nessun Commento a “GENOA-NAPOLI 4-1 NOTTE DI RABBIA”

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.