QUELLI DELL'HAT-TRICK
IERI, OGGI E SEMPRE…FORZA NAPOLI !

set
24

the-solons-vertical21La decapitazione del Napoli a San Siro contro l’Inter va al di là della sconfitta. Sotto di 2 gol dopo appena 5 minuti di gioco, il Napoli ha perso su tutti i fronti, anche su quello dell’orgoglio, eccezion fatta per il Pocho Lavezzi, l’unico che non ci stava a perdere. Certamente l’Inter era troppo superiore agli azzurri per sperare in un risultato positivo, ma almeno si attendeva una partita decorosa, giocata fino allo spasimo. Hanno deluso tutti, dal tecnico a coloro che ne sono stati i diretti protagonisti. Le scellerate scelte di Donadoni non trovano alcuna giustifica. Mandare in tribuna Datolo ha qualche cosa di incredibile, visto che il suo sostituto, Zuniga, ha offerto per l’ennesima volta una prestazione allucinante, e non si venga a dire perchè giocava su una fascia non di sua competenza. Si è di fronte ad incapacità congenite che limitano le prestazioni del calciatore. Stesso discorso per Bogliacino e Gargano. Ma mentre per l’uruguagio c’è l’attenuante che, farlo giocare da regista, è stata pura follia, tenendo in panchina Cigarini, che viceversa è “regista” naturale, per Gargano invece il discorso diventa più complesso. Lo si vede sempre più spesso inserirsi in fase d’attacco e non si capisce se per sua scelta o perchè gli viene imposto. Gargano è un onesto giocatore, uno che deve giocare a centrocampo davanti alla difesa, un incontrista che assolutamente non deve occupare spazi fondamentali in fase di possesso palla. Insomma i gol non devono venire dai piedi di Gargano, che non sono certamente felpati. Basterebbe chiedere consiglio a Reja per capire come utilizzarlo al meglio; d’altronde a Reja si deve la crescita costante del centrocampista sudamericano con continui insegnamenti, quasi da scuola calcio. Non sono serviti gli ingenti impegni economici della società per migliorare il Napoli dello scorso campionato. Per quanto riguarda la prestazione di Hamsik, anche essa sotto tono, va detto con onestà che lo slovacco è un alunno ubbidiente, che riflette in campo le disposizione che gli vengono date dall’allenatore. Si sta scivolando paurosamente indietro, come i gamberi. In 5 gare sono arrivate 3 sconfitte, 1 vittoria ed 1 pareggio. Rispetto allo scorso campionato sono ben 7 i punti in meno con la bellezza di 10 gol incassati. Sono numeri che fanno accapponare la pelle ! Quello che fa più rabbia è che non si fa nulla per cambiare rotta, ognuno assumendosi le proprie responsabilità ed avendo l’umiltà di asserire le proprie colpe. Non è possibile avere racimolato soltanto 4 punti con una rosa a disposizione di tutto rispetto. La presunzione non porta da nessuna parte. Sarebbe ancora più grave difendere delle scelte fatte in un momento di impeto durante lo scorso campionato, quando sarebbe stato più giusto ascoltare consigli di persone che operano nel mondo del calcio da una vita. Insomma se si rimpiange Reja è perchè Donadoni ha avuto tutto il tempo a sua disposizione per capire come far girare al meglio la squadra e non ci è riuscito. Forse le colpe non saranno tutte sue, ma di certo ne è il maggiore responsabile. Sono i punti ottenuti nel finale di stagione dello scorso campionato, e quelli racimolati in queste 5 gare di inizio stagione, che lo condannano. Occorre prendere una saggia decisione prima che sia troppo tardi. C’è bisogno di una svolta coraggiosa da prendere nel più breve tempo possibile. Far passare ulteriore tempo significherebbe rassegnarsi ad una stagione anonima per non dire fallimentare. Il Napoli ed i suoi tifosi meritano ben altro.QUAGLIA BASSA

LE PAGELLE

DE SANCTIS 5 Sul primo gol non è lesto né di mani né di testa. Per il resto, in verità, può proprio poco.
SANTACROCE 5 In avvio soffre da morire Eto’o. Poi ci mette cuore e anticipo e si risolleva. Sul terzo gol, però, si perde per il cielo Lucio. (15′ st Aronica sv corre pochi rischi con l’Inter ormai appagata).
CANNAVARO 5 Prova a tappare buchi a destra ed a sinistra. Ordinato e, per quello che può valere, senza errori.
CONTINI 5 Passione, impegno sia che gli capiti Milito (poco) che Eto’o. Ma pure lui fatica per colpa d’un centrocampo che non c’è.
MAGGIO 4 Stankovic fa quello che vuole e lui resta basso a guardia di Chivu che neppure avanza. Non si propone mai. O quasi mai. Dal suo piede un solo cross. (23′ st Denis sv A centro o a destra del tridente, ma solo in teoria. Nella pratica non gli arriva mai un pallone).
GARGANO 4 Cambiasso che è dall’altra parte gioca per sé e per i suoi in tutta libertà. Recupera meno palloni del solito, ma in compenso ne regala di più agli avversari. Una nottataccia.
BOGLIACINO 4 È la mossa a sorpresa dell’allenatore azzurro che lo preferisce a Cigarini ma si capisce subito che la cosa non funziona. Sneijder fa di lui quello che vuole. E di organizzazione di un minimo di gioco non se ne parla proprio. (39′ st Pazienza sv Praticamente guadagna la presenza e basta).
HAMSIK 4 Semplicemente assente. Zanetti non deve neppure preoccuparsi di lui tant’è fuori del gioco e della gara. Aveva cominciato bene la stagione, che cosa sta accadendo?
ZUNIGA 4 Vede sfrecciare Maicon davanti a lui e non riesce mai a fermarlo. Semplicemente sovrastato.
QUAGLIARELLA 4,5 Due colpi di testa belli ma senza fortuna nel primo tempo poi più niente. Poi l’ombra di se stesso. Poco servito, è vero, ma anche come sfiduciato.
LAVEZZI 6 Fa gol. Suo l’unico lampo azzurro. E poi ci mette pure impegno e corsa. Ma come sempre parte da lontano e questo non l’aiuta. Prima o poi lo capirà?
DONADONI 4,5 Continua a far marcare a zona sui calci piazzati e prende altri due gol. Inutile e infelice la scelta di Bogliacino e tardiva – per quello che comunque poteva servire)l’entrata del terzo attaccante. Non riesce a raddrizzare barca e squadra.
L’ARBITRO 5,5 Sbaglia sul gol, di Milito, ma la colpa è soprattutto del secondo assistente che non vede il fuorigioco. Per il resto gara corretta e senza storia e questo l’aiuta a fare bene..

set
20

Non c’è ancora aria di allarme rosso, ma il pari al San Paolo degli azzurri con l’Udinese e i fischi finali del pubblico spalancano le porte alle prime preoccupazioni della stagione. 0-0, qualche buona occasione sprecata da Lavezzi, Quagliarella e Hamsik, un gol (regolare) annullato a Di Natale e un punto che non consente di essere soddisfatti. Tanta grinta, ma anche tanta confusione: un momento che non facile per un gruppo che sta davvero facendo fatica a trovare equilibri e gioco, penalizzato anche dalle difficoltà della coppia Lavezzi-Quagliarella su cui il club ha puntato con entusiasmo e fiducia pensando al futuro. the-solons-2

Donadoni si affida a una difesa con Santacroce, Rinaudo e Contini, solito centrocampo a cinque con Zuniga e Datolo esterni e con Gargano, Cigarini ed Hamsik in mezzo al campo e solito attacco manovriero, con Lavezzi e Quagliarella.

Marino risponde con il suo classico 4-3-3. Zapata, Coda, Domizzi e Lukovic bloccano la difesa, mentre Inler, D’Agostino e Isla, a centrocampo, sostengono le tre frecce d’attacco Pepe, Floro Flores e Di Natale.

Gli azzurri, almeno sul piano dell’impegno e dell’agonismo sembrano rispondere adeguatamente agli ‘appellì venuti in settimana da Castelvolturno, dove Donadoni prima e Quagliarella poi avevano esortato tutti a rimboccarsi le maniche e a dare il massimo per superare il momento difficile. L’Udinese recrimina per un gol segnato nel primo tempo da Di Natale ed annullato dall’arbitro Saccani su segnalazione del guardalinee.

Le immagini televisive dimostrano che il capocannoniere batte in rete da posizione regolare anche se, prima del suo colpo risolutivo, l’assistente di linea aveva già alzato la bandierina per segnalare una irregolarità. Donadoni mantiene per tutta la partita una tattica prudente ed il Napoli riesce a non offrire mai il fianco scoperto al micidiale contropiede dei friulani.

Alla fine il risultato può considerarsi giusto, anche se il Napoli nel corso della gara sfiora un maggior numero di volte il gol.

LE PAGELLE

DE SANCTIS 6 Attento stavolta. E reattivo sulle due conclusioni bianconere più pericolose. Un’ombra sul gol di Di Natale per sua fortuna poi negato da Saccani.
SANTACROCE 6 Ha un avversario scomodo, ma puntando molto – e a volte pure troppo – sull’anticipo riesce a farsi quasi sempre rispettare. Tradito dai crampi nel finale. (27’ st Hoffer sv Mai in partita. Praticamente assente).
RINAUDO 5,5 Usa troppo spesso le maniere forti per fermare Floro Flores. Poi s’infortuna ed esce. (6’ st Cannavaro 6 Sicuro, preciso sia di piede che di testa si riprende immediatamente il posto).
CONTINI 5,5 Datolo gli fa da filtro per Pepe e lui può fare più il centrale. Qualche errore e qualche rischio nel finale.
ZUNIGA 5,5 Fa l’esterno ma non si propone mai. Resta dietro la linea del pallone e quando gli capita d’arrivare al tiro sbaglia.
GARGANO 5,5 Il bello e il brutto della squadra. Irrinunciabile per dinamismo e recupero di palla ma anche criticabile per lo spazio che ruba a Cigarini e i palloni che poi lascia agli avversari.
CIGARINI 5 Inutile pretendere che in poco tempo acquisti personalità e capacità di governare la partita. Mai un cambio di passo. Mai un cambio di gioco.
HAMSIK 5 Trasformato. E purtroppo in negativo. Pochi recuperi e pochi suggerimenti. E poi clamorosi errori sotto porta. Passi indietro rispetto alle prime partite.
DATOLO 6,5 Il migliore per interpretazione del ruolo e per qualità di gioco. Nel finale per un po’ finisce per fare il terzino basso e con Sanchez va subito in crisi. (38’ st Grava sv Tiene Sanchez e assicura protezione sulla fascia).
LAVEZZI 5,5 Torna, taglia, va sul fondo e crossa e in un paio di occasioni arriva bene al tiro. Peccato che il meglio di sé l’offra solo nel finale.
QUAGLIARELLA 5 La malanotte non è colpa dell’antico amore bianconero. No, è che ancora una volta è malservito e quando poi ha sul piede il pallone buono per il tiro fa cilecca.
DONADONI 5 Prepara la partita ma dimentica di dire ai suoi d’essere arrabbiati. Nella ripresa prova a cambiare tutto ma non si capisce perché preferisca Hoffer a Denis e perché non metta Quagliarella sulla destra del tridente. E che rischi, seppure per poco, quel Datolo terzino.
L’ARBITRO 6 Gol-non gol quello di Di Natale, ma se c’è errore non è certo il suo bensì dell’assistente. Esperienza, posizione e buona corsa.

set
17

the-solons-vertical2116 Settembre 2009 — L’introduzione del fair-play finanziario, la creazione di una società controllata dall’Uefa per le attività commerciali, la nomina di un nuovo segretario generale, l’italiano Gianni Infantino, o ancora il sistema di qualificazione all’Europeo 2012 e l’arbitraggio a cinque: il comitato esecutivo dell’Uefa, svoltosi ieri ed oggi a Nyon (Svizzera), è stato denso e ricco di decisioni significative. Il passo più importante riguarda l’adozione all’unanimità della norma sul fair-play finanziario, che entrerà in vigore dalla stagione 2012-13.

Platini: tetto alle spese. «L’idea è semplice – ha detto il presidente dell’Uefa Michel Platini -: i club non debbono spendere più di quanto ricavano. Agendo così andiamo incontro alla volontà di tutte le componenti del calcio ed in particolare dei proprietari dei club, che ci hanno chiesto una regolamentazione di un sistema sempre più difficile da sopportare». Gianni Infantino, segretario generale aggiunto (e futuro segretario generale) ha dichiarato: «attualmente il 50 per cento dei club europei spendono più di quanto ricavano ogni anno e questa cifra è in costante ascesa. Bisognava agire».

Il progetto entrerà in vigore gradualmente, tenendo conto delle normative di ogni Paese, come ha ricordato il presidente della Figc e membro del comitato esecutivo Uefa Giancarlo Abete: «vi sarà un periodo di accompagnamento e comunque un certo indebitamento sarà ammesso per quanto riguarda le spese per le infrastrutture ed i settori giovanili». I club dispongono quindi di un periodo di tre anni per mettere a posto i conti, altrimenti rischiano di non poter partecipare alle coppe europee. «Questa regola – ha precisato Abete – vale solo per le competizioni continentali mentre all’interno continuerà a prevalere la titolarità delle singole federazioni. Ma è ovvio che vi sarà comunque un’incidenza anche a livello domestico, in quanto spesso i club maggiormente indebitati partecipano alle coppe europee».

L’Uefa ha creato un organismo di controllo indipendente, il «club financial control panel» , che sarà presieduto dall’ex-primo ministro belga (dal 1992 al 1999) ed attuale parlamentare europeo Jean-Luc Dehaene. «L’obiettivo non è di punire i club ma di autarli», ha riassunto Platini. Il presidente ha anche annunciato una ristrutturazione in seno all’Uefa. Verrà creata una società, totalmente controllata dalla confederazione europea, incaricata di gestire tutte le attività commerciali. Sarà diretta dall’attuale segretario generale dell’Uefa David Taylor.

In conseguenza, dal primo ottobre, l’italo-svizzero Gianni Infantino, ora segretario generale aggiunto, sarà promosso segretario generale. Infantino, 39 anni, giurista di formazione, lavora all’Uefa dal 2000 ed ha in passato svolto vari incarichi presso le leghe italiana, spagnola e svizzera. «Vogliamo chiaramente separare l’aspetto sportivo da quello commerciale», ha affermato Platini, commentando il nuovo assetto della confederazione calcistica europea.

L’Uefa ha peraltro definito il sistema di qualificazione per l’Europeo 2012 in Polonia ed Ucraina. Verranno formati sei gruppi da sei squadre e tre da cinque. Passano le nove prime e la migliore seconda mentre vi saranno spareggi fra le altre otto seconde. Il sorteggio si svolgerà il 7 gennaio 2010 a Varsavia e le nazionali saranno divise in sei fasce di merito, secondo il coefficiente Uefa calcolato dopo la fine delle qualificazioni al Mondiale. Riguardo all’Europeo in generale, Platini ha notato miglioramenti sensibili, specialmente in Ucraina. «Il semaforo è passato dal rosso all’arancione», ha assicurato. La ripartizione degli stadi fra i due paesi verrà decisa dal prossimo comitato esecutivo Uefa, i 10 e 11 dicembre a Funchal in Portogallo.

In campo 5 arbitri. A margine della riunione, Michel Platini ha auspicato una generalizzazione dell’arbitraggio a cinque. «Adesso nel basket vi sono tre arbitri, una decina nel tennis per superfici molto più piccole. Anche se non si potranno cancellare tutti gli errori, questa riforma mi sembra necessaria.» Da giovedì, tutte le gare di girone dell’Europa League (ossia 144 partite) verranno dirette da cinque arbitri: uno principale, due assistenti e due posizionati presso le due aree di rigore, dietro la zona del portiere. «Se l’International Board (ndr: l’ente garante delle regole del gioco) approva il cambiamento alla sua prossima riunione del marzo 2010, lo introdurremo in Champions League dalla prossima stagione ed all’Europeo 2012», ha concluso il presidente dell’Uefa.

set
15

Le vacche magre passano da Palermo a Genova, dai proclami della vigilia alle cronache del giorno dopo. Niente di drammatico, ma un minimo d’allarme sì: questo campionato s’annuncia così, non perdona nulla, conviene svegliarsi e darsi una regolata. A pensarci un po’, e qualcuno non ha mancato di ricordarlo, qualche mancanza nel gioco del Napoli si era già notata con il Livorno, prima della sosta. Abbastanza logico pagare dazio con i rossoblù, che sono più forti di tante squadre di serie A. Se la compagine azzurra, in partite nelle quali l’avversario s’annuncia spericolato, non è accompagnata dalla praticità, dalla corsa, dalla grinta, diventa abbordabile.

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Tanto più se i suoi solisti non indovinano un acuto. Anche la decisione di Donadoni (fuori dall’undici-base Lavezzi e Gargano per scelta tecnica) ha lasciato perplessi ma il quadro complessivo era già opaco e piatto di suo. Senza mediani veri gli azzurri non sembrano in grado di offrire più del pressing e di un’onesta copertura. Peccato, una vittoria ieri notte avrebbe significato il superamento dell’incerto momento ma soprattutto avrebbe garantito un periodo relativamente tranquillo, con una serie di punti a venire, probabilmente, già in tasca. La faccenda è rimandata, ma di qui in poi forse bisognerà ricorrere in misura più parsimoniosa al turnover. Il ricambio attiene all’utilizzo della rosa e dunque non è privo di logica: però può capitare che il migliore è quello che non gioca. Ora si dirà che il Napoli è andato a sbattere contro un muro. Ebbene, per non sbattere contro i muri bisogna aggirarli, e per aggirarli bisogna disporre d’un buon gioco sulle fasce. Quello che legittima a parlare di vacche magre (3 punti su 9) è l’incapacità di penetrare attraverso le corsie esterne. Mentre le avversarie si dispiegano meglio, occupano il campo, offrono maggiori possibilità di apertura ai portatori di palla, il Napoli mostra proprio lungo le linee laterali l’impotenza maggiore. Si criticherà Donadoni per il solito 3-5-2 ma le sconfitte non sono figlie dell’assetto, semmai dei giocatori-chiave. Al di là della sfortuna e delle colpe i napoletani hanno pagato tre circostanze: la solitudine di Quagliarella, che andava assistito da un centrocampista a turno; la scarsa propensione al palleggio fitto (persino Cigarini, che è tutto dire, è andato in confusione); e le prestazioni di bassissimo livello dei due esterni, Maggio e Aronica. Ultimo rilievo, non meno importante, una partita sottosopra, dove il «bello» s’è confuso con l’inverosimile: tanto da trasformare i novanta minuti di Genoa-Napoli in un pastrocchio con rigori inventati e aggressioni impunite. È successo e succederà ancora, quando c’è di mezzo la formazione azzurra. Ormai gli elenchi degli statistici tracimano di episodi negativi e abbondano di avversari bulletti (vero Sculli?).

«Bella batosta». Donadoni ha lo sguardo basso quando si presenta davanti a telecamere e taccuini. «Bella batosta sulla quale dovremo ragionare per capire quali sono i nostri limiti. Commettiamo ingenuità, il Napoli dovrebbe avere quel pizzico di cinismo e di cattiveria che servono per chiudere le partite». Due trasferte, due sconfitte, sei gol subiti, anche con recriminazioni verso l’arbitro. Su Tagliavento e l’episodio del rigore, inesistente, concesso alla fine del primo tempo il tecnico dice: «Sul primo rigore del Genoa l’arbitro ha invertito la decisione: eravamo in vantaggio di un gol e con un uomo in più, e questo ci rode. Ma non vogliamo accusare l’arbitro, abbiamo perso per nostro demerito: ora testa bassa e lavorare. L’episodio non potevo valutarlo dalla mia posizione: è un fatto fine a se stesso che indubbiamente ci ha penalizzato, e parecchio, perché abbiamo cominciato il secondo tempo con un’ansia particolare visto che non eravamo più in vantaggio. Io penso alla partita, a una sconfitta che mi rode, soprattutto per i ragazzi. Questa è un’occasione che avremmo potuto sfruttare meglio: dopo 48′ ci trovavamo in una situazione perfetta…. Dobbiamo lavorare su questo e non sul discorso degli arbitri». De Laurentiis, al rientro dagli Stati Uniti, chiederà al tecnico, assunto sei mesi fa al posto di Reja, e al dg Marino cosa non va. Ko durissimo e c’è l’ombra dell’esclusione di due titolari, Lavezzi e Gargano, lasciati in panchina fino al 2-1 del Genoa. Donadoni stava per far entrare Rinaudo, un difensore, però quando i rossoblù hanno raddoppiato ha schierato i due sudamericani. «Perché non sono partiti titolari? La riposta potete darvela da soli: si sa che questi ragazzi sono stati lontani per due settimane, hanno giocato partite con le loro nazionali, hanno fatto lunghi e stancanti viaggi. Io alleno una rosa di venticinque giocatori che si sono preparati con professionalità durante la sosta e meritano di essere rispettati. Fino al secondo gol ci siamo comportati bene. Avremmo dovuto sfruttare meglio la superiorità numerica, però. Sul 2-1 ci siamo complicati la vita, peccato», sospira Donadoni. Erano emerse ingenuità anche in occasione dei tre gol incassati tra Palermo e Livorno. Si sono riproposte ieri. Un limite caratteriale del Napoli? «Dovremo trovare la forza di superare psicologicamente questo momento. Bisogna crescere in tutti i sensi. Soprattutto non possiamo commettere certi errori, come quello in occasione del gol di Mesto, altra azione avviata da un rilancio del portiere». Notte insonne per gli azzurri, da oggi si torna al lavoro per preparare il delicato anticipo di sabato: arriva al San Paolo l’Udinese, la squadra del capocannoniere Di Natale. È già un esame verità per gli azzurri e Donadoni, che aveva accarezzato l’idea del grande colpo esterno, fallito per l’ennesima volta dal Napoli, a undici mesi dall’ultima vittoria sul campo della Lazio. «Mi dispiace, soprattutto per i giocatori. Fino al termine del primo tempo non c’era niente da dire a nessuno di loro. Incassata la seconda rete, ci siamo disuniti e abbiamo commesso ingenuità pagate a caro prezzo». I tremila tifosi napoletani hanno lasciato Marassi delusi e preoccupati, qualcuno ha colpito con pugni la vetrata alle spalle della panchina di Donadoni: «Vattene». Parole di rabbia.

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Tremila e forse più. Presenti non solo nel settore ospiti alla destra della tribuna stampa, ma anche nelle curve. Tanti napoletani a Marassi, in virtù dell’amicizia quasi trentennale tra le due tifoserie e del via libera dato del Viminale. Per Genoa-Napoli sono arrivati anche tre tifosi da Siviglia: Saverio Barone, Giuliano Amoruso e Francesco Basso hanno conosciuto De Sanctis nelle sale del ristorante «Vesuvio», frequentato dal portiere quando giocava in Spagna. Dalla curva Nord, il cuore del tifo genoano, è partito il coro «Napoli Napoli» quando le squadre sono entrate in campo. Alla lettura delle formazioni, però, da quel settore fischi a tre azzurri: gli ex sampdoriani Campagnaro, Quagliarella e Maggio. Il clima di festa si è dissolto nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo quando l’arbitro Tagliavento ha espulso Criscito, il napoletano del Genoa, per fallo su Maggio e quando Campagnaro è stato ammonito dopo lo scontro con Amelia. Momenti di forte tensione in campo, con un corpo a corpo tra il difensore argentino e Sculli, trattenuto da Cannavaro e Contini. Insulti dalla Nord all’ex doriano più temuto: «Quagliarella figlio di…». Proteste e fischi sarebbero stati coperti dall’urlo dei tremila al gol di Hamsik, prima che l’errore di Tagliavento riaprisse la partita.

LE PAGELLE

TAGLIAVENTO

DE SANCTIS 5 Prende un gol da lontano e ritarda l’uscita quando Sculli rubacchia il rigore a fine primo tempo. Si rifà con un paio di ottime parate ma non basta.

CAMPAGNARO 4,5 Si fa irretire dai fischi dei tifosi, perde presto la serenità, cerca la rissa e finisce con il farsi buttare fuori. Colpa ancora più grave non avere buttato via il pallone a fine primo tempo quando il Genoa trova il pari.

CANNAVARO 6 Rimedia a parecchi errori dei colleghi di reparto. Provvidenziali un paio di sue chiusure. Però non riesce a evitare il cartellino giallo.

CONTINI 5,5 Nel primo tempo gode della buona guardia di Aronica a sinistra. Nel secondo commette qualche errore. L’ultimo nel finale su Palacio. Gioca pure duro e rischia molto.

MAGGIO 5 Gioca pochi palloni e quando gli riesce di arrivare a fondo campo o quasi la qualità del suo cross lascia a desiderare. Sbadato in area di rigore manca anche qualche occasione buona.

PAZIENZA 5 S’oppone a Zapater ma con poca fortuna. Là in mezzo, infatti, il duello lo vince il rossoblù. Fa quello che può. Ma non è molto.

CIGARINI 5 Nonostante la bella differenza d’età, Milanetto lo sovrasta nella corsa, nella rapidità, nella regia che assicura alla sua squadra. Se non si dà una mossa rischia il posto. (13′ st Gargano sv Occorre rapidità, dinamismo e recupero di palla in mezzo al campo e Donadoni crede di potere rimediare con l’uruguaiano. Ma il Napoli già non ragiona più e non succede nulla).

HAMSIK 6 Ha qualità e per questo sopravanza gli altri di una spanna e più. Poco assistito, fa quello che può. Eleganti i suoi scambi, i suoi duetti. Quello con Quagliarella lo porta al terzo gol in tre partite. Ed è anche un gran bel gol. Illusorio ma bello.

ARONICA 5,5 Nel primo tempo incatena Mesto. Buona partita ma la macchia nel finale quando commette fallo da rigore e si fa buttare fuori.

QUAGLIARELLA 5 Prova un’acrobazia, un paio di tiri da lontano, ma un Quaglia così mal assortito col resto della squadra al Napoli non serve. Donadoni non riesce a mettere la squadra al suo servizio.

PIA’ 5 In avvio è rapido, fa molto movimento e si mangia pure un gol. Poi rallenta, quasi scompare e da un suo errore nasce anche una pericolosa ripartenza. (13′ st Lavezzi sv Fosse stato in camnpo dall’inizio sarebbe stato meglio. Impensierisce la difesa rossoblù, arriva anche al tiro ma Amelia rischia poco).

DONADONI 4,5 Perdente la sua idea di stravolgere in avvio la formazione. Non presenta la migliore formazione e alla fine questo diventa un grave errore. Ma più grave è non avere trovato ancora un gioco che esalti le qaulità di Lavezzi e Quagliarella. Per questo alla fine il tifo azzurro l’ha anche contestato.

L’ARBITRO 4 Sul piano disciplinare non governa la partita. Sono da leggere così i tre gialli e i tre rossi. Cade nella trappola di Sculli e concede al Genoa un rigore che non c’è. Scontenta tutti ma soprattutto il regolamento.


set
03

ferlaino

Oggi pomeriggio la Lega Calcio ha nominato i propri rappresentanti. Il Napoli The Solons Verticalentra ufficialmente a far parte del governo della serie A e soprattutto a rappresentare la nuova lega di serie A, scissa da quella della serie B.


Il nuovo governo dovrà essere ratificato dall’assemblea il 18 settembre 2009. Questo il nuovo organigramma:

Presidente Maurizio Beretta, vicepresidente vicario Rosella Sensi, i due presidenti federali per la serie A, Claudio Lotito e Maurizio Zamparini, il presidente di categoria Galliani (che e’ gia’ stato eletto nell’assemblea di martedi’ 25 agosto), nel Consiglio: Pozzo (Udinese), Cobolli Gigli (Juventus), Paolillo (Inter), Lomonaco (Catania), Cellino (Cagliari), Ghirardi (Parma), De Laurentiis (Napoli) e Garrone (Sampdoria).AURELIO

set
02

Milan + 55 milioni, Napoli – 48 milioni. Berlusconi e De Laurentis sono il testa-coda dell’ultimo calciomercato: chi ha incassato di più e chi ha il saldo peggiore. Difficile dire chi avrà avuto ragione alla fine del campionato. Per adesso sia a Milano sia a Napoli l’umore dei tifosi non è buono.down

Il Milan è crollato nel derby, il Napoli ha rischiato grosso con il Livorno uscendone indenne per l’ingenuità di Danilevicius che si è divorato il pareggio bucando la palla a 50 centimetri dal gol.

the-solons-vertical2Il resto lo hanno fatto i giornali: fino a lunedì 31 agosto il Mattino di Napoli sparava sogni annunciando Dzemaili, Dossena e Nsereko ultimi fuochi di mercato. Erano invece le ultime bugie di Marino. Il mercato azzurro si è concluso con due grandi flop del DG: non è riuscito a sfoltire la rosa come ritenuto fondamentale da Donadoni, non ha colmato le lacune dell’esterno sinistro e del centrocampista.

Gli 8 milioni di entrate sui 56 spesi (i numeri sono da verificare perché non c’è da fidarsi di quanto la società fa pubblicare) sono lo specchio della pochezza del Napoli che continua a combinarle grosse senza che alcuno contesti alcunché.

Iezzo, Aronica, Santacroce, Dennis
Restano inutili 7 giocatori: Gianello, terzo portiere con un ingaggio da titolare, Rinaudo, Pazienza, Pià, Amodio, Rullo e De Zerbi. L’ultimo fuori rosa ma a stipendio pieno, fin dalle convocazioni per il ritiro. Penultimo e terzultimo dopo aver rifiutato la Grecia, tanto guadagnano più a Napoli.
Oltre i numeri, danno torto marcio al Napoli anche i no di Floccari e Acquafresca, ed ancor più quelli di Di Natale e Cruz, con Pazzini (altro orrore di Marino) e perfino Calaiò, già distintisi tra i cannonieri. Così come c’è da chiedersi perché Diamanti debba espatriare in Inghilterra per soli 7 milioni di euro ed 1 di ingaggio se Donadoni chiedeva qualità. Zuniga, forse vale di più?

Blasi e Mannini hanno vomitato veleno contro la società per bocca di Davide Lippi. Mudingayi ha litigato con Papadopulo illudendosi di poter venire a Napoli come raccontavano i giornali. E De Ceglie è rimasto dov’era, nonostante l’arrivo di Grosso. Ma perché tante bugie?
Donadoni dovrà arrangiarsi e tenere duro finche durerà. Il Livorno ha mostrato i passi indietro rispetto a Palermo. La fortuna ha dato una mano, rimandando una polemica che con 1 solo punto in classifica avrebbe imperversato per diversi giorni grazie alla sosta per la Nazionale. Alla ripresa con il Genoa, molti altri nodi potrebbe venire al pettine e come dice De Laurentis “i veri valori tecnici alla fine pagano sempre”. Vedremo quali sono quelli da Napoli.

L’augurio al tecnico di far girare sempre meglio la squadra è invece uno sgarbato avvertimento, ben sapendo il Presidente che degli acquisti fatti solo Quagliarella e De Sanctis danno garanzie. Loro due hanno costruito la prima vittoria San Paolo con una doppietta e due parate salva tutti.
Difficilmente, invece, si salverà Berlusconi. Quest’anno il Milan sembra essere veramente alla frutta e quando arriverà il giorno di Milan-Real Madrid, scoppierà tutta la protesta per l’addio a Kakà.

I trionfatori del mercato sono Genoa e Inter. Preziosi ha speso l’impossibile (72 milioni di euro) chiudendo con un pesante – 37 milioni. Ma è primo in classifica e nella fase a gironi dell’Europa League. Ai grifoni non succedeva da 17 anni. Moratti, alle stelle per aver sbriciolato il Milan, ha capito di aver finalmente una squadra competitiva in Champions portandosi a casa ben 37 milioni di euro, oltre Lucio, Tiagho Motta, Sneijder, Milito ed Eto’ò. Merito soprattutto di Mou che ha saputo imporre la sua idea di squadra nonostante 4 scudetti di fila.

Appena sotto la Juventus, che accusa – 37 milioni, come non accadeva da anni. Ma la testa della classifica ed i consensi per Diego per adesso fanno andare tutto nel dimenticatoio.

Benissimo il Parma, bene la Samp ed una nota di merito va all’Udinese che incassati i 19 milioni con Quagliarella (solo il Napoli poteva pagare tanto…), ha costruito una squadra molto tecnica e messo da parte 28 milioncini. Come la Fiorentina.

Tutti i club che hanno venduto bene avevano investito su buoni giocatori. Riclicabili e riciclati da Milan, Inter, Udinese, Fiorentina,Genoa, Roma. E’ questo il vero verdetto del mercato. Ed è da questo punto di vista che i disastri di Marino penalizzano il Napoli.

Lunedì 31 agosto, alle 19.00 si è chiusa la prima sessione del calciomercato. Presentiamo la tabella con il saldo economico delle 20 società di Serie A al termine delle trattative per acquisti e cessioni.

Atalanta: Uscite 12.5. Entrate 17,5. Saldo: + 5 milioni

Bari: Uscite 7. Entrate 0. Saldo – 7 milioni
Bologna: Uscite 11.5. Entrate 0,5. Saldo – 11 milioni
Cagliari: Uscite 14.5. Entrate 1.5. Saldo – 13 milioni
Catania: Uscite 11.5. Entrate1. Saldo – 10,5 milioni
Chievo: Uscite 2.5. Entrate 0.5. Saldo – 2 milioni
Fiorentina: Uscite 17. Entrate 45. Saldo + 28 milioni
Genoa: Uscite 72. Entrate 37. Saldo – 35 milioni
Inter: Uscite 64. Entrate 101. Saldo + 37 milioni
Juventus: Uscite 52. Entrate 15. Saldo – 37 milioni
Lazio: Uscite 28. Entrate12. Saldo – 16 milioni
Livorno: Uscite 4. Entrate 7. Saldo + 3 milioni
Milan: Uscite 30. Entrate 85. Saldo + 55 milioni
Napoli: Uscite 56. Entrate 8. Saldo – 48 milioni
Palermo: Uscite 14. Entrate 5. Saldo – 9 milioni
Parma: Uscite 13.5. Entrate 14.5. Saldo + 1 milione
Roma: Uscite 3.5. Entrate 21.5. Saldo + 18 milioni
Sampdoria: Uscite 12. Entrate 8.5. Saldo – 3,5 milioni
Siena: Uscite 15. Entrate 20. Saldo + 5 milioni
Udinese: Uscite 12. Entrate 40. Saldo + 28 milioni.

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montervino31 Agosto 2009 — In scadenza di contratto nel 2010, dopo sette stagioni, il capitano morale della squadra, Francesco Montervino, lascia il Napoli e passa a titolo definitivo alla Salernitana in serie B. Passato dal fallimento dell’epoca Naldi alla rinascita dell’era De Laurentiis con la vittoria del campionato di serie C e di serie B, Montervino ha raggiunto la serie A grazie al Napoli, collezionando in totale 146 gare in azzurro realizzando sei reti. Ha giocato l’ultima gara col Napoli lo scorso campionato il 31 maggio del 2009 contro il Chievo (gara vinta dal Napoli per 3 a 0) realizzando la sua prima ed unica rete in serie A proprio con la maglia azzurra. Per il momento è solo un arrivederci, invece, quello di Blasi, che passa al Palermo in prestito con diritto di riscatto.

Il centrocampista azzurro in rotta con l’allenatore ha tentennato fino alla fine, prima di decidere di passare alla corte di Zamparini: “Purtroppo le cose cambiano da un momento all’altro – ha dichiarato a Radio Marte – sono passato da un anno all’altro da essere un punto inamovibile a divenire l’ultima ruota del carro. Ringrazio i tifosi del Napoli che mi sono sempre stati vicino e che hanno apprezzato il mio contributo”.
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Sfumato in extremis anche il passaggio di Amòdio e Rullo in quel di Cipro, il Napoli non è riuscito ad ingaggiare nessun esterno sinistro, nè tanto meno uno tra Dzemaili (passato al Parma) e Mudingay. Così anche quest’anno ed almeno fino a gennaio, la fascia sinistra resterà scoperta con qualche giocatore, non di ruolo, che dovrà adattarsi in quella posizione, come è già capitato, purtroppo con esiti non positivi a Zuniga in queste prime due gare di campionato.

A proposito di campionato, il Napoli riprenderà la mercoledì gli allenamenti a Castelvolturno. Gli azzurri lavoreranno nella settimana della sosta per gli impegni della Nazionale per poi preparare il match di Marassi col Genoa del 13 settembre, terza giornata di Serie A. Assenti fino alla prossima settimana Datolo, Lavezzi, Zuniga, Hoffer, Gargano, Hamsik, Quagliarella e De Sanctis impegnati con le rispettive nazionali.

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30 Agosto 2009 — Il Napoli vuole riscattare la sconfitta col Palermo nella prima gara di campionato al San Paolo e lo fa con la stessa formazione di domenica scorsa con la sola eccezione di Cigarini al posto di Bogliacino e con Datolo ancora preferito a Zuniga. Il Livorno privo di Diamanti, dopo il pareggio casalingo col Cagliari cerca di racimolare altri punti salvezza affidandosi al duo Tavano-Lucarelli.
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PRIMO TEMPO – Il Napoli comincia un po’ a rilento, mentre il Livorno tiene il baricentro alto gestendo palla, ma passano pochi minuti e gli azzurri sfiorano il gol con Quagliarella che al 4′ colpisce una clamorosa traversa quasi da centrocampo con la palla che dopo aver preso il legno rimbalza sulla linea e rientra in campo. Si passa così direttamente al 10′ quando finalemente Quagliarella trova la prima rete in campionato: su tiro dal limite di Campagnaro l’attaccante azzurro devia in rete, ma De Lucia respinge, la palla ritorna ancora a Quagliarella che di destro non perdona fancendo esplodere il San Paolo. Poi Quagliarella viene ammonito, per essersi tolto la maglia dopo la rete dell’uno a zero. Passato in vantaggio, il Napoli gestisce palla senza correre rischi e continuando a cercare varchi nella difesa del Livorno che adesso è molto più accorta ed arretrata. La squadra di Donadoni gioca di fino cercando qualche tiro dal limite come al 30′ quando Lavezzi entra in area dalla sinistra, poi calcia di destro con la palla che viene deviata in angolo. Al 32′ si vede il Livorno quando su traversone dalla sinistra di Filippini, Lucarelli si libera di Cannavaro e di testa manda alto. Passano pochi minuti e al 35′ gli azzurri raddoppiano con uno straordinario gol di Marek Hamsik che parte da centrocampo, si incunea per via verticale saltando tutta la difesa del Livorno e poi di esterno destro batte De Lucia in uscita bassa. Il Livorno prova a rientrare subito in partita al 37′ con un tiro insidioso di Lucarelli deviato in angolo sulla destra da De Sanctis. Lucarelli ci riprova su punizione dal limite al 44′ ma De Sanctis è ancora attento e blocca il tiro centrale. Dopo due minuti di recupero si va al riposo col Napoli in vantaggio per due a zero.

SECONDO TEMPO – Ad inizio ripresa nel Livorno entra Moro al posto di Bergvold. Il tempo di cominciare a giocare ed al 2′ gli ospiti accorciano le distanze: il sinistro di Candreva viene deviato sulla traversa da De Sanctis, ma Lucarelli, lasciato solo da Campagnaro, di testa accorcia le distanze. Al 6′ su traversone basso di Datolo dalla sinsitra, Lavezzi, in area, di destro colpisce forte e rasoterra, ma centrale e De Lucia riesce a deviare col corpo. Al 9 una triangolazione Lavezzi-Quagliarella si chiude con Lavezzi che viene fermato in angolo. Donadoni effettua il primo cambio inserendo zuniga sulla sinistra al posto di Datolo. Al 17′ su traversone dalla sinistra di Quagliarella, Maggio di testa non trova la porta. Al De Sanctis salva il risultato mandando in angolo il diagonale di Lucarelli che con una finta aveva saltato Cannavaro. Al 24′ Lavezzi apre sulla sinistra per Zuniga che restituisce all’indietro per il Pocho il cui tiro viene deviato in angolo sulla sinistra. Sul corner di testa non ci arriva Hamsik per un soffio. Al 28′ Traversone dalla destra di Quagliarella in area per Hamsik che arriva sul pallone col sinistro mandando di poco a lato. Il Livorno effettua il secondo cambio inserendo Danilevicus per tavano, Donadoni risponde inserendo Bogliacino per Cigarini. Al 34′ st Grandissimo tiro di Candreva, De Sanctis respinge corto senza bloccare, poi ritorna sulla plla con Dalinevicius che in scivolata non trova la porta poi Contini riesce a spazzare sulla linea di porta. Al 36′ st Destro dal limite di Quagliarella bloccato in due tempi da De Lucia. Al 37′ ancora Quagliarella chiude la gara: Hamsik allaraga sula destra per Lavezzi che si incunea in area con un dribling a rientrare, viene fermato da Diniz che però finisce col servire Quagliarella che di destro fulima De Lucia! C’è da dire che Lavezzi potrebbe essere in posizione di fuorigioco influente sul tiro di Quagliarella e che lo scorso anno contro il Cagliari un gol simile di Russotto fu annullato. Comunque i giocatori del Livorno non protestano e dunque 3 a 1 e palla al centro. Nel Livorno entra Severino al posto di Filippini, nel Napoli standing ovation per Quagliarella che lascia il posto ad Hoffer al suo nel campionato italiano. Nei minuti finali non resta che segnalare l’espulsione di Pieri per doppia ammonizione per un fallo ai danni di Gargano che stava andando via in contropiede.Quaglia

CONCLUSIONI – Squadra quadrata, gioco a due tocchi, triangolazioni, scambi di posizione, sovrapposizioni, questo il Napoli del primo tempo. Senza gamba, pasticcione, falloso e privo di idee quello della ripresa. Fortunatamente super Fabio ha sistemato le cose, ma molto bravo è stato De Sanctis che ha salvato il risultato in almeno un paio di occasioni. Per il momento va bene così, quando la squadra avrà più gamba sicuramente anche il bel gioco si vedrà anche nei secondi quarantacinque minuti. Migliora l’intesa tra il duo d’attacco con Lavezzi che deve imparare ad essere più incisivo e meno lezioso. Strepitoso Hamsik al secondo gol in due gare ed al suo ventesimo gol in serie A con la maglia del Napoli.

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27

Il Napoli alla prova San Paolo, Donadoni contro il «suo» Livorno Visti e rivisti in tv gli errori di Palermo: obiettivo vittoria, Quagliarella-Pocho: la coppia si perfeziona Fabio Quagliarella in allenamento NAPOLI – Ritrova il «suo» Li­vorno, Roberto Donadoni. Nel giorno dell’esordio al San Paolo, davanti a cinquantamila spettato­ri.
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Lo ritrova dopo la sconfitta beffa a Palermo, con l’obbligo as­soluto di vincere la partita prima della sosta. Stagione 2004-05, Do­nadoni a Livorno è re incontra­stato. Prende la guida della squa­dra a gennaio (dopo l’esonero di Franco Colomba) e termina otta­vo. Esalta le doti di centravanti di Cristiano Lucarelli, capocanno­niere con 24 gol.

E’ il Livorno del­le meraviglie, Donadoni vive quei momenti insieme con una squadra compatta, alle dipenden­ze di una società che gli manife­sta stima. Con una tifoseria caldi­ssima che gli fa anche perdere il suo proverbiale «self control». L’emozione di ritrovare, domeni­ca al San Paolo, la squadra di club che lo ha valorizzato di più, è molto forte.

Donadoni ha un so­lo obiettivo: la vittoria. Di fronte al pubblico di casa, che di Paler­mo ricorda il gioco pimpante, ma anche errori marchiani. Una vittoria è fondamentale per an­nullare la falsa partenza in Sici­lia. Ieri, mercoledì, la ridonadoniuffpresa degli allena­menti a Castelvolturno: seduta doppia, intervallata dalla visione in tv della gara sfortunata dispu­tata alla favorita.

Telecomando tra le mani per fermare le azioni laddove c’è bisogno di migliora­re. Donadoni è stato chiaro, ci sono errori da non ripetere mai più. Soprattutto contro il Livor­no. Il clima è disteso: in mattina­ta un Lavezzi allegro e motivato più del solito si è allenato con grande intensità. L’intesa con Quagliarella va migliorata, eser­citazioni tra i due per stare più vicini.

Dietro di loro, Marek Hamsik. Lavoro con le sponde, voluto dal tecnico, e poi tutti in­sieme a pranzo. la correzione de­gli errori di Palermo in tv e poi la ripresa in campo fin oltre le di­ciannove. Partitina in famiglia, il pocho, in grande spolvero, ha spronato anche Denis e gli altri sudamericani.

Il Napoli è consa­pevole di avere ora una geome­tria di gioco e soprattutto di riu­scire a costruire azioni. La fina­lizzazione è invece un aspetto sul quale bisogna ancora lavora­re molto. Ieri, mercoledì, a Castelvolturno l’ex azzur­ro Ciro Muro. Potre bbe far parte dello staff della Berretti.

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Il Napoli del nuovo quinquennio, ricostruito a suon di milioni di euro per volere del suo presidente, è una squadra che senz’altro riuscirà, nel corso degli anni, ad ottenere risultati prestigiosi. La premessa è d’obbligo perchè uscire sconfitti alla prima di campionato non fa certamente bene, soprattutto se il progetto da attuare è ambizioso.

the-solons-2Il Napoli contro il Palermo ha subìto una delle più grandi beffe della sua storia. Il 2-1 a sfavore degli azzurri è un risultato bugiardo, ma al tempo stesso deve fare riflettere. Il dominio incontrastato, per tutto l’arco della partita, non è stato sufficiente. Due ingenuità da parte di Maggio e Zunica, sono state pagate a caro prezzo.

Se su quella di Maggio c’è l’attenuante di un fallo subìto non visto dall’internazionale Rosetti, sull’altra di Zunica appare evidente la sua ingenuità tecnica. Allo stadio Barbera di Palermo, il Napoli ha letteralmente sovrastato l’avversario sia sul piano fisico che su quello del gioco. Finalmente Hamsik ha potuto mettere in risalto le sue naturali e grandi doti di attaccare gli spazi, facendosi trovare sempre presente nelle azioni di attacco più significative.

Merito di mister Donadoni che con il passare del tempo riuscirà a sfruttare sempre al meglio le qualità di questo autentico gioiello slovacco, unico al mondo. Parlare di sfortuna dopo appena una giornata sembrerebbe come se si volesse trovare una scusante alla sconfitta che invece va valutata in quanto tale.

Manca una punta centrale di grande valore, che lotti e che sia implacabile in area di rigore. Il Quagliarella visto a Palermo, è ancora lontano dalla sua forma migliore. Dallo scugnizzo di Castellammare non si vogliono soltanto gol d’autore, gol da incorniciare. Ben vengano i gol dei centrocampisti, come il bel tiro di Hamsik del momentaneo pareggio, oppure i pali colpiti da Maggio e Campagnaro.

Ma è dagli attaccanti che ci si attende una maggiore propensione alla rete. Eppure con una prova ineccepibile sulle fasce esterne, sia quella di destra con Campagnaro e Maggio, sia quella di sinistra con Hamsik e Datolo, ci si è fatti risucchiare da una sconfitta che fa del male e che fa partire questo nuovo Napoli con il piede sbagliato.

Una menzione a parte la merita il Sig. Rosetti. Purtroppo il pur bravo arbitro internazionale non era al top in questa serata d’inizio stagione. Già all’11° del primo tempo è sembrata eccessiva l’ammonizione di Bogliacino, uno dei giocatori più corretti del calcio italiano. Peraltro nella ripresa, un fallacio di Nocerino sull’uruguagio e successiva manata, è stata completamente ignorato.

Inezie se si si considera il gravissimo errore di Rosetti in occasione della rete di Cavani che aveva commesso in precedenza un vistoso fallo su Maggio. Ma si sa. Arbitraggi, sfortuna, fanno parte del gioco del calcio. Chi si sente veramente forte, supera qualsiasi avversità. Il Napoli deve essere più convinto delle proprie forze.

Fa bene Donadoni a frenare gli entusiasmi e le aspettattive. Però fino ad un certo punto, perchè c’è fame di successi: perdere la prima non è stata una bella figura. Sono ormai diversi anni che il Napoli ha dimostrato di avere questo “mal di trasferta”. Urge un repentino e salutare antidoto.

LE PAGELLE

DE SANCTIS voto 6:Sensazioni di sicurezza e affidabilità tradite dalle pugnalate ingenue che portano la firma dei compagni Maggio e Zuniga.

CONTINI voto 6: La solita fisicità sovrastante sporcata da un paio di pericolose peripezie.

CANNAVARO voto 6: Saldo al centro della difesa, scricchiola solo quando falcia un avversario a centrocampo allo scadere.

CAMPAGNARO voto 7: Difensore con licenza di offendere, sbarra le porte agli avversari con la stessa fermezza con la quale riparte per provare ad innescare le sortite offensive.

MAGGIO voto 4,5 : E’ il più pericoloso degli attaccanti, sbatte per due volte contro il palo prima di precipitare nel burrone che apre la strada al gol di Cavani. Un errore grave che gira la partita come una frittata.

ZUNIGA voto 5: Entra per garantire spinta e profondità sulla sinistra, finisce per affossare Cavani e partita.

BOGLIACINO voto 6: Per gran parte del match è una delle pedine del centrocampo azzurro capace di tessere la tela che ingabbia lo scacchiere rosanero. Dinamico in copertura, essenziale in costruzione.

GARGANO voto 6,5: Ruba palloni e spazi con continuità asfissiante, stavolta sbaglia pochissimo, risulta prezioso anche a ridosso dell’area avversaria.

HAMSIK voto 7: Tonico in copertura, nuovamente brillante nei micidiali inserimenti. Alla prima prova d’esame del nuovo anno torna a ricoprire il ruolo di “attaccante” più pericoloso e prolifico.

DATOLO voto 6: Veste con generosità e dedizione l’impegnativo ruolo di esterno, limitandosi all’attività in copertura.

LAVEZZI voto 5: Pesante nelle gambe e nelle idee. Non riesce a tovare scatti e spazi giusti, rimbalzando troppo spesso nei grovigli rosanero.

QUAGLIARELLA voto 5,5: Prezioso nella fase di costruzione negli ultimi metri ma troppo assente in fase realizzativa.

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